La vera storia della Costa Smeralda
«È una gioia vedere che in altri Paesi la Costa Smeralda è presa ad esempio. Ogni uomo, è chiaro, è fiero di un suo successo e io dico molto apertamente che sono felice di come vanno le cose».
Karim Aga Khan IV, settembre 1969
Questo libro ricostruisce la storia di una delle più grandi trasformazioni economiche e sociali del Novecento: la nascita e il boom della Costa Smeralda. È il racconto di una straordinaria invenzione turistica, un aspetto finora poco conosciuto del Miracolo economico italiano, da sempre associato alla crescita industriale.
In un arco di tempo che va dal 1959 al 1976, viene descritta dall’interno – grazie alle eccezionali testimonianze dei protagonisti dell’epoca, a cominciare dall’Aga Khan, e ai preziosissimi documenti (lettere, progetti, studi, articoli, inchieste, foto) gelosamente custoditi per oltre 50 anni negli archivi di mezzo mondo – la rivoluzione che disegnò il nuovo volto della Sardegna.
La creazione della Costa Smeralda in pochi anni fece diventare milionari i contadini di Monti di Mola in Gallura, offrì ai sardi una fortissima alternativa all’emigrazione con incredibili nuove opportunità di lavoro e rappresentò per industriali, professionisti e artisti la meta esclusiva e immacolata in cui andare a godersi la Dolce Vita dell’Italia, da poco diventata una potenza economica.
Questa non è dunque solo la storia di una destinazione turistica. Questa è la storia di un modello di sviluppo, ideato e realizzato dal Consorzio Costa Smeralda, ancora oggi preso come modello da seguire, per la sua attenzione alla natura e al benessere delle persone, in tutto il mondo.
Dentro il libro
Cinque capitoli. Una storia mai raccontata prima.
Dalle pagine
n inviato del settimanale “Gente” andò a Liscia di Vacca, nell’aprile del 1963, per incontrare la modella. «Con la sua Cinquecento color carta da zucchero – scrisse – Bettina acquista lampadine elettriche ad Arzachena e provviste alimentari a Liscia di Vacca, infissi a Olbia e antichi oggetti sardi a Sassari o ad Alghero».
Il giornalista mise in evidenza l’estrema attenzione riservata dall’architetto Busiri Vici ai dettagli della villa: «Per dare alla costruzione il sapore dell’ambiente, l’architetto ha persino proibito ai suoi operai di usare il filo a piombo e ha ordinato che l’intonaco a calce fosse passato non con la pompa ma con il pennello grosso».
Bettina disse di essere entusiasta di tutto: «Avevo già sentito parlare molto della Sardegna, ma non c’ero mai stata prima di tre anni fa. Poi a Parigi un amico mi mostrò una serie di foto della Costa Smeralda. Acquistai alcuni ettari a scatola chiusa, senza neppure vedere il terreno (…) Quando potei fare la mia prima visita in Sardegna era ancora inverno: faceva freddo, tirava vento, ma il luogo era davvero stupendo. Era selvaggio e solitario; mi ricordava la terra dove sono nata, la Bretagna. Me ne innamorai immediatamente [perché] tutto qui in Sardegna ha la caratteristica dell’originalità, l’impronta della schiettezza e della genuinità. Credo che d’ora in avanti passerò qui la maggior parte delle mie vacanze estive».
Archivio fotografico
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